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IL PADIGLIONE WILD AL MAISON & OBJET 2016

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Questo articolo è disponibile anche in: Inglese

Il Padiglione d’apertura del Maison & Objet 2016 offre un’esperienza che conduce dritti al nucleo primordiale del design.

Il tema “wild –selvaggio” è stato reinterpretato da Francois Bernard mediante la creazione di un percorso  che guida il visitatore attraverso differenti ambienti, riportandolo alle proprie radici e al contatto diretto con la natura. Le scelte espositive sono quantomeno originali ed interessanti da analizzare.

Lo scheletro principale del padiglione, lungo circa una decina di metri, e’ realizzato in tubolare di acciaio con forma leggermente svasata sul lato prominente la fiera.

La struttura autoportante è la chiave dell’intero padiglione. Ad essa si agganciano i pannelli di rivestimento esterno, le luci per illuminare gli ambienti e le griglie per appendere al soffitto tutti gli elementi decorativi utilizzati dallo scenografo.

La pelle esterna è realizzata in pannelli di mdf fissati alla struttura principale tramite viti. I pannelli sono in parte laccati e in parte allo stato grezzo, disposti secondo un pattern che lascia intravedere l’interno.

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L’entrata al padiglione è una vera e propria foresta. Una cascata di rami corti e lunghi appesi al soffitto riproducono la sensazione di essere in un vero e proprio “ bosco” del design. L’ambiente è chiuso, buio e le luci spot sono applicate solo al soffitto. Gli oggetti sono espositi su piattaforme in legno grezzo e i rami creano una sorta di percorso che conduce ai pannelli informativi dislocati qua e lá.

Il sistema audio è integrato al soffitto, coperto dalla fitta coltre di rami.

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Da un ambiente buio, primordiale, si passa a quello successivo molto più luminoso.

Interessante l’uso della rete mimetica per le pareti – la classica rete con le foglie finte utilizzata dai marines – e l’utilizzo di vero e proprio terriccio per delimitare le aree espositive. Gli oggetti vengono esposti su una griglia in softwood e pallet.

A dichiarare l’arrivo della tecnologia sono i displays, piccolo schermi fluttuanti con il chip di programmazione a vista.

Piante e arbusti contribuiscono a rafforzare l’aspetto selvaggio dell’ambiente e la scelta di non coprire lo spazio con un soffitto ci lascia credere di essere in uno spazio all’aperto.

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Il terzo ambiente torna ad essere una stanza chiusa. Ancora una volta lo scenografo ci stupisce con un rivestimento a parete inconsueto per una fiera: la terra.

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Il quarto ed ultimo ambiente e’ invece dedicato al bookshop e al bar. La parete di fondo, alta circa 4 metri, è ricoperta da una wallpaper che riproduce un ambiente boschivo.

Il messaggio e’ molto chiaro: bisogna tornare alla foresta, ai nostri primordi, “resettare” e ripartire con una nuova consapevolezza del progettare “secondo natura”.

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